Astratto
La pittura degli anni ’80 e ’90 di Gian Carlo Riccardi è caratterizzata da un intenso astrattismo. Egli recupera le tendenze Dada e Pop e si apre al fotomontaggio e al ready made; l’uso di materiali extra-pittorici ed eterogenei è caratteristico di queste soluzioni compositive: collages in cui si uniscono immagini fotografiche, frammenti tipografici incollati su tela e ricoperti da un colore tattile, interventi pittorici (lettere, segni, linee e macchie di colore) all’interno dei quali domina il gesto, il non senso, la logica straniante. L’arte di Gian Carlo Riccardi è un’arte polimaterica che impiega corde, cartone, plastica, polistirolo, foto di rotocalchi ecc. Manipolare è per Riccardi contaminare, riplasmare, decostruire la forma precedente per produrne una nuova, deformare per riconvertire ad un uso altro.
L’artista identifica nella disponibilità illimitata della materia alla manipolazione, l’incertezza circa il proprio essere e la condizione di estraneità in cui la società lo pone. Egli si serve di vecchi sacchi sdruciti, di stracci, di carte e di catene di ferro. Nelle lacerazioni della materia è possibile individuare un’iconografia della sofferenza, una crisi che però è al tempo stesso il risvolto dell’attesa. I contrasti di colore, il suo impasto forte, la presenza di plastiche e metalli, i tormenti inflitti alla materia lasciano spazio solo a dei reperti, relitti di una crisi dell’io messa a nudo nelle opere. Nelle sue rappresentazioni l’artista è legato all’arte povera, all’informale e all’arte concettuale.
