Spettacoli Teatrali e Performance

1961

Il Volpone di Ben Jhonson

Non più vergine il tempo

Dramma evento con la collaborazione del poeta Alfonso Cardamone.

1962

Gian Carlo Riccardi teatro - spettacolo "Amleto I"

Amleto I

Amleto I

Amleto I

Il regista inizia un’operazione di rivisitazione del linguaggio shakespeariano, portato avanti successivamente anche negli anni ’70. L’Amleto di Riccardi è un gioco di incastri: rigoroso, severo, metallico e scattante. È un insieme di assonanze e dissonanze, scandite da lunghi silenzi, da un vuoto tinto dei colori della tragedia. L’Amleto di Riccardi vuole essere come un boomerang, lanciato dalle mani degli attori ed afferrato rapidamente da quelle degli spettatori.

Dalla A alla Z

L’evento presenta delle soluzioni di ricerca nuove che si inseriscono efficacemente nel linguaggio del teatro moderno. Il prolungamento esasperante di certe scene ha l’intenzione di stimolare nel pubblico delle reazioni affinché prenda parte emotivamente e modifichi eventualmente con battute e risposte, provocate intenzionalmente dagli attori, il testo stesso del lavoro. Inizia, dunque, la parabola allucinante e disperata del N. 3451631, un uomo che nascerà e morrà.

Sonata

Il filmato iniziale dello spettacolo ritrae un gruppo di persone durante una festicciola di famiglia, dove non mancano tutti gli accessori di una società borghese benpensante; è la situazione base della crisi che porterà i presenti, attraverso la banale caduta di un vassoio, ad una autocritica e ad una crisi spirituale che accomunerà tutti indistintamente. Una pedana verticale con un telo bianco sarà lo spazio simbolico, dove i personaggi vivranno in una allucinata ballata i momenti della loro vita, dei loro ideali, dei loro amori e delle loro ambizioni.

Amen

Lo spettacolo si arricchisce di una tematica e di un messaggio pregni di significati etico-sociali. In una sintesi allucinante e formale, vengono esaminati, attraverso immagini simbolo, le componenti principali della crisi esistenziale che sconvolgono l’uomo di oggi. Amen vuole essere una parabola vicina alla nostra mentalità, vicina ad una civiltà tecnologica che distrugge in breve tempo lo spirito, riducendolo ad una semplice macchina calcolatrice.

Natale 1962

1963

Enjambement_mimì

In verità vi dico

1964

Il Rinoceronte di Eugene Ionesco

1967

Spòradi

1968

Escremento

Escremento

Escremento

È ritenuto lo spettacolo più poetico e religioso di Riccardi. Anche in Escremento si ritrovano tutti i temi e le caratteristiche fondamentali del mondo poetico di Riccardi, sia dal punto di vista contenutistico che formale: i costumi, le scene, le luci, la musica tutto è sempre funzionale e nulla è lasciato al caso. Il gruppo d’avanguardia contesta il teatro romantico-borghese. Il “Carmelo Bene ciociaro” nella sua più completa nudità racconta di lui, dei suoi mostri cardinali e prostitute, soldati o cristi illusionisti.

Napoli al vento

Commedia con la collaborazione del pittore Gaetano Franzese.

1970

Dies

Dies

Teorema

Dies

Nel 1970 Riccardi mette in scena lo spettacolo teatrale Dies. In questo evento teatrale vengono deliberatamente affrontati e presentati, in maniera suggestiva, mediante un gioco di luci ed un susseguirsi di immagini sconvolgenti il rapporto tra libertà e autorità (ripreso poi successivamente nel Luigi XIV) sotto tutti gli aspetti, da quelli politici, religiosi e sociali, a quelli psichici e del subconscio. 

1971

Luigi XIV

Luigi XIV

Luigi XIV

Luigi XIV

Luigi XIV

Nell’evento emergono violentemente i temi dominanti del teatro di Riccardi: la solitudine dell’uomo ed il suo progressivo incapsulamento in schemi fissi dettati dalla “morale comune e dal comune senso del dovere, dall’opinione pubblica e dal buon costume, e soprattutto dallo strapotere politico di pochi”. Accanto e parallelo a questo tema generale, c’è l’altro tema centrale: la costruzione da parte dell’uomo di un proprio mondo fantastico e poetico, dove egli può cercare momenti puri ed umanamente vivi e liberi, in netta contrapposizione col dovere civile e le tante situazioni comiche e paradossali della vita.

Coro

1972

Amen

Eden

Riccardi racconta in chiave di balletto la giornata di quattro giovani hippy e la loro disperata ricerca di una verità che dia un senso compiuto alla loro vita. L’illusorio artificiale gioco della libertà, che sostanzia l’Eden del 1973, altro non è, a ben guardare, che un’allegoria dell’Arte in quanto dimostrazione meramente teorica della possibilità della felicità: inventiamoci un Eden!

Vita, morte e miracoli di un anarchico calabrese

Proposta

1973

Immagine Pubblica

1974

Amleto II

Amleto II

Pinocchio

Pinocchio

Pinocchio

Amleto II

Riccardi propone una nuova versione dell’Amleto messo in scena negli anni ’60. Una sua visione di un Amleto nuovo, anticonformista, che ha riscattato il suo errore prima di farsi vendicatore delle colpe altrui; uno spettacolo dalla scenografia allucinata. La vicenda è volutamente trascesa; ha valore solo come spunto per uno studio psicologico: un felice pretesto per una meditazione corale su una problematica ricorrente.

Pinocchio

Un mondo fiabesco e surreale si ritrova in questo spettacolo, dove Riccardi svolge un originale discorso sugli effetti di un certo tipo di letteratura infantile. Le figure collodiane vengono fuori con fantasiosa vivacità. Diventando cavie di un trasfusionale gioco di prestigio, gli attori entrano nel pubblico non più come retaggio d’infanzia, bensì come pressanti ideologie. Riccardi rilegge in chiave attuale il testo. In Pinocchio forma e contenuto sono abilmente fusi e proiettati in scena aperta. In un rapido alternarsi di personaggi sono evidenziati in clima beffardo ordine, potere, giustizia, nonché pietà, odio, amore attraverso simboliche visioni.

1975

Apocalisse

Apocalisse

Apocalisse

Apocalisse

Apocalisse

Presentato nel 1975, Gian Carlo Riccardi interpreta criticamente il libro biblico, ricavandone un messaggio nuovo, più vicino all’uomo di oggi dove la “bestia” da sconfiggere è la violenza e la “luce” che scuote il cielo, è la libertà dell’uomo. In questo spettacolo, il teatro di sperimentazione unisce in precisa simbiosi musica, pittura, scultura e balletto. La lotta tra il bene e il male viene di continuo messa alla base dell’azione mimica e la rappresentazione dei grandi contrasti della vita (passioni, potere, religione, ingiustizia, repressione) viene da Riccardi studiata e stilizzata nella plastica del gesto.

1976

A’ Bonafficiata

L’estro di Gian Carlo Riccardi si è abbandonato, felicemente arreso, allo scatenamento incontenibile e magmatico del materiale umano. Il “prodotto” che da tale affidamento scaturisce è uno spettacolo dal ritmo ferino e rigoroso al tempo stesso. L’inferno domestico della quotidianità familiare ed istituzionale è aggredito con la giusta brutalità, con la più disperata tenerezza. Follia del quotidiano enfatizzato dalla focalità “partenopea” del sistema lemmatico, dalla scurrilità del codice plebeo, antidoto quest’ultimo alla condizione asfissiante della frustrazione e della sconfitta scontata ab origine. L’opera è polisemantica.

1977

Gian Carlo Riccardi (a sinistra) e il critico d’arte Enrico Crispolti (al centro), Perché Lorca, Roma, Teatro Spazio Uno, 1977

Perché Lorca

Tre attori in tuta da meccanico montano due telai di legno su cui fissano due grandi fogli di carta, uno bianco e uno nero, mentre un nastro registrato racconta la vita di Garcia Lorca a ritroso, dalla morte alla nascita. Sopra i due fogli intelaiati e sopra un terzo foglio fissato a terra, due degli attori-operai, trasformandosi in attori-pittori, dipingono la sagoma del loro compagno, che mima la morte di Garcia Lorca, e scrivono parole, subito cancellate. La stessa parola è negata senza essere simbolicamente sostituita.

1978

In fondo al pozzo dell’immaginazione

1979

Per una dedica a…

Per una dedica a…

Per una dedica a…

Alla ricerca di Marcel Proust

Alla ricerca di Marcel Proust

Alla ricerca di Marcel Proust

Alla ricerca di Marcel Proust

Alla ricerca di Marcel Proust

Festa

Per una dedica a…

La rappresentazione ha inizio con lo sguardo di Riccardi che osserva il mondo dell’infanzia da lui immaginato e da lui rappresentato, attraverso una sua gigantografia sullo sfondo. Sulla scena si muove un bambino (il mondo della fanciullezza) e mentre ricorrono le immagini dell’infanzia (il re, la regina, Pulcinella, la fata) intervallano la scena un Frankenstein, un clown, dei soldati (simbolo dei mostri generati dalla realtà, della maschera, dell’omologazione). Ricorre così il tema del doppio, onnipresente nelle opere di Riccardi.

Essegliè

Dramma evento, con la collaborazione del poeta Ercole Marino Martire e Paolo Colapietro.

Zoo

Alla ricerca di Marcel Proust

Sempre nel 1979 il Teatro Club mette in scena Alla ricerca di Marcel Proust. “Le azioni finiscono per immergersi in un limbo senza tempo e lo spettatore, costretto a seguire nei particolari microscopici l’azione, finisce per identificarsi con l’azione stessa. L’eliminazione della passionalità copre i gesti con un velo di surreali trasparenze, così come trasforma le parole in suoni senza precisi legami. L’impostazione registica dello spettacolo è tutta legata ad una scrittura visuale fino alla teatralizzazione del silenzio. Un silenzio fatto di immagini, di ricordi, di polvere, di oggetti manipolati e riordinati a mo’ di cifrario. Nel Proust di Riccardi affiora l’ammonizione di Marcel “rompere l’incanto che tiene prigioniere le cose” e “l’incanto”, diventa tentativo estremo di scarnificare l’alienazione della integrità umana esercitata dalla società contemporanea fino a spingere l’uomo come un rottame verso lidi senza tempo e senza spazio”.

1981

Mia Terra

Mia Terra

Foresta

Mia Terra

Lo spettacolo si offre come omaggio al poeta Libero De Libero indagando la storia, i valori e le tradizioni della terra natia del regista. In questa singolare performance, alcuni versi di Libero De Libero sono letti stentatamente dalla voce registrata di un bambino. Del poeta ciociaro c’è l’anima, il sentimento, l’attaccamento ad una provincia intesa come memoria, come cordone ombelicale che lega ad una più antica e profonda civiltà contadina perché Riccardi è di Frosinone ed è lì che ha avuto le sue più autentiche esperienze umane ed artistiche.

1982

Audio Art Rassegna di sperimentazione sonora presso il Teatro della Villa Reale di Monza

Camera Oscura

L’evento teatrale di Riccardi immagina di interagire tra i materiali fotografici di uno studio (fotografico) che di volta in volta si trasformerà e dichiarerà le verità nascoste nella “camera oscura” dell’immagine “tipo” del “nostro privato” fino al “sogno” ed al distacco da una situazione reale. Ogni artista compie o desidera compiere il suo viaggio nella “città del sole” evoca ed esorcizza i demoni, vive l’utopia, nel desiderio di interrompere la ovvietà del quotidiano. Il vascello della speranza navigherà lontano.

Riflusso nel privato come da Joyce

Gian Carlo Riccardi il 16 giugno del 1982, in occasione del centenario dalla morte dello scrittore irlandese James Joyce e su iniziativa della rivista di critica letteraria “Dismisura”, ha diretto la prima celebrazione italiana del Joyce Day, meglio conosciuto come “Bloomsday” ed è commemorato nelle maggiori città del mondo occidentale. La manifestazione, patrocinata dall’Ambasciata d’Irlanda, vedrà la partecipazione dello scrittore Enzo Siciliano (nel ruolo di Joyce, intervistato da Franco Silvestro), Benedetta Bini e Dodò D’Amburgo (la famosa spogliarellista nelle vesti di Molly Bloom).

1983

Mattatoio

1984

Rassegna Incontri 84 presso l’Associazione della stampa milanese Il Grattacielo

Divieto d’affissione

1985

Assolo

1986

Performance

1987

Personale Il Luogo e la Memoria presso l’Abbazia di Casamari

1988

Rassegna Teatro Oggi seminari e convegni sulla sperimentazione e la magia presso la Casa della Cultura di Napoli

1989

Diario Infinito

Diario Infinito

Partitura

Partitura

Diario Infinito

È una vera e propria action fatta dal mago, Gian Carlo Riccardi, che al suono di un inesistente flauto, che è il flauto della magia dell’arte, richiama un insieme di bambini in una insolita piazza metafisica dechirichiana, i bambini si riuniscono dietro il mago, dietro il flautista di Hamelìn, riuniscono ed assembrano questi disegni creati dall’autore che sono inquietanti, di violenza, di scene ed orrore infantile, che sono messe ovunque: sulle porte, ammassate sui balconi, sui muri e negli angoli delle strade. I bambini, dopo averli visti, pensati e trasmessi al proprio futuro, li abbandonano e il mago-attore, alla fine accartoccia i disegni.

Partitura

Sulla scena Riccardi vestito di bianco tira fuori da una valigia una serie di oggetti e li dispone su un tappeto rosso: dei fiori di campo, una scatola, un bicchiere, uno specchio, una borsa, un cappello, dei vecchi abiti. Di fronte all’attore, un personaggio mummificato da strati di carta e con il volto celato dietro una maschera. Strappati i veli che coprono questa figura, l’attore svela una figura femminile rappresentante la vita che mediante una maschera nasconde la sua bellezza ma anche le sue storture. Riccardi attore, ma soprattutto uomo, dona alla donna la vita.

Il buco nero

1990

Lo sguardo del cieco

Lo sguardo del cieco

Lo sguardo del cieco

Lo sguardo del cieco

L’attore-operaio (Riccardi), vestito con una tuta da lavoro, si muove sul palcoscenico, una sorta di piazza bianca, immaginaria e immaginifica, con tanto di segnaletica stradale e tubi di cartone nero e con gesto sicuro e perentorio, traccia su un telo di carta bianco delle figure nere. Emergono a poco a poco sagome indecifrabili che incidono la superfice bianca del foglio. L’attore poi scarta un pacco di carta, una sorta di scatola cinese e continua il suo percorso in un refrain continuo, ripercorre il suo cammino e i suoi gesti quasi in un tic frenetico e paranoico, fino a coprire di nero i segni tracciati.

1995

Percorrenze e labirinto

Si presenta come un filmato autobiografico, permettendo all’artista di oggettivare esperienze indelebili che affiorano nell’anima in un inesplicabile groviglio di sensazioni, sentimenti, rifiuti, certezze dalle quali liberarsi, purificarsi (il fuoco-catarsi) nel tentativo di cogliere l’assoluto. Attraverso questa performance, Gian Carlo Riccardi ha voluto rendere omaggio alla sua terra: ha scientemente promosso la Ciociaria, una terra di silenzi mistici, un insieme di microcosmi in sintonia con gli uomini-artisti, una dimora di primitive etnie, una miniera di etnie e di scintille e di cultura universale.

1998

Rammemorare/Dismemorare 

Il Flauto magico

Il Re muore

Con la scenografia di Simone Riccardi.

1999

Il volo

2001

Arìme

Arìme, ovvero “com’eravamo”, è l’amarcord di un’artista che va disseminando, instancabilmente, pietre preziose della sua arte lungo gli anni del ripensamento e rivisitazione della memoria e del sogno. Lo spettacolo vuole essere un omaggio alla sua città da parte dell’autore e regista Gian Carlo Riccardi. Un singolare spettacolo che muovendo dalle arti figurative passa alla “parola” recitata e dalla musica popolare e folkloristica alla musica dodecafonica contemporanea, il tutto sorretto da quella “magia sperimentale” che caratterizza le opere di Riccardi.

Pinocchio

2002

La tempesta

2003

Nati vivi

Le metamorfosi di Ovidio

Con la scenografia di Simone Riccardi.

2004

Alice nel paese delle meraviglie

Delocazione

I segni segreti

La notte

2005

Il signor D

Il signor D

Arìme 2

Il signor D

Riccardi narra, attraverso una metafora, il percorso del protagonista che, nell’arco di una settimana, mette a nudo la sua vita, i suoi pregi, i suoi difetti, le sue paure e le sue speranze. Attraverso parole che divengono immagini, viene messa in luce la “mediocrità”, l’appiattimento e la pochezza della società contemporanea che allo spirito e alla poesia ha preferito la materia e il nulla. Metafore, segni, allusioni, richiami ad una follia collettiva, che deborda dall’inconscio umano per una dignità soppressa, o sospesa e avvilita, poi il riscatto dell’anima e del cuore. I giorni che sfilano, come una corona di preghiera e di rassegnazione collettiva.

Nuovi mondi

2006

I giorni nostri

Il compenso dei vinti

Il gabbiano

Misterioso viaggio a lume di lucerna

Pirandello chi?

2007

Il colore e il sogno

Le sedie di Gerard

Opus

2008

Pulcinella uno e due

Pulcinella uno e due

Cerimonia

Fuoco

Natale nel sogno

Pulcinella uno e due

2009

L’infinito ardore

2010

Opera

Passeggiata con Amleto

Il Teatro dell’Immagine di Gian Carlo Riccardi propone un’ulteriore rivisitazione dell’opera shakespeariana, avviata già negli anni ’60 e ’70. Una gestualità fredda e metallica caratterizza l’opera. L’uomo, all’interno di una visione nichilista, viene visto come robot. Le quattro figure femminili si muovono su e giù sulla scena, quasi ad incarnare quel modo incessante che oggi sembra risucchiare tutto, quella banalità che diviene regola alla quale ogni cosa sembra ormai conformarsi, mentre sullo sfondo, quasi incapace di un gesto di ribellione, Amleto assiste inerme, sotto il peso opprimente di una corona che ne fa’ quasi una caricatura di se stesso.

Opera

Riccardi presenta l’itinerario esistenziale dell’uomo medio, il signore “borghese” che racchiude nella sua giornata la reiterazione e i “tic” di momenti uguali e intoccabili: casa, ufficio, casa, ufficio, chiesa, pizzeria, casa, ufficio… L’uomo medio, senza aspirazioni, né propositi e speranze di accelerazioni e di voli verso l’alto, accetta tutto questo come identificazione di “vivere”, vivere fino alla sua scomparsa. Ma un misterioso fattorino gli consegna un pacco che avidamente apre in una serie di scatole cinesi senza fine, per arrivare all’ultimo incarto da dove emerge una chiave.

2011

Blue

Blue

Solstizio e Solstizio n.2

Solstizio e Solstizio n.2

La storia di Enea (Eneide)

La storia di Enea (Eneide)

Blue

La ricerca della felicità e del senso della vita caratterizzano lo spettacolo Blue. Il significato più profondo e inquietante dello spettacolo riccardiano è una composizione alchemica del bianco e del nero. Lo spazio scenico è un contenitore di fogli bianchi enormi e debordanti, come può essere il passaggio dalla luce al buio e viceversa. Graffiti, immagini e schizzi umani, rompono il silenzio gelatinoso del bianco. Il protagonista cieco e alcolizzato va alla disperata ricerca dell’insondabile Blue, metafora della felicità. Il potere, un pagliaccio, assiste immobile allo sgretolamento lento e inesorabile dell’infernalità e del quotidiano.

Solstizio e Solstizio n.2

Riccardi vuole mettere in risalto il periodo storico tra le due grandi guerre mondiali, quando l’uomo credeva negli ideali della patria e della bandiera. Oggetti, costumi, emblemi, simboli esoterici, sono gettati sulle sedie che riempiono il palcoscenico. Il protagonista, giovane pieno di speranze e di gloria, ritrova sulle sedie tutti gli oggetti che portano i simboli del periodo vissuto. Soltanto la speranza e l’illusione di poter riconquistare quella purezza di spirito e di cuore riesce a fare vivere l’uomo e la sua coscienza.

La stanza del padre

Performance di Gian Carlo Riccardi con Francesco Spilabotte.

La storia di Enea (Eneide)

È liberamente tratto dal Poema Eneide di Virgilio Marone e vuole sintetizzare attraverso movimenti e situazioni emblematiche e simboliche il viaggio di Enea verso una terra libera. Lo spettacolo di Riccardi procede con i momenti e le situazioni vissute dalle divinità (Giunone, Venere e Giove) e gli uomini (Enea e Anchise). La rappresentazione, che si avvale sempre dalla fusione tra musica, testi e immagini, continua il discorso estetico e contenutistico che il Teatro dell’Immagine da tempo porta avanti.

Un attimo breve e fugace

2012

La nebbia del tempo (la storia di Clara)

La nebbia del tempo (la storia di Clara)

Ibis

La nebbia del tempo (la storia di Clara)

Ripercorre la vita di Clara attraverso un registratore dove il fallimento della sua esistenza e della sua incapacità di amare, porterà la donna a cercare qualcosa. Lo spettacolo di Riccardi parla del rapporto dell’uomo con il tempo, dei vari incastri crepuscolari che la società attuale impone all’uomo moderno. Se Dio ha potuto affermare di essere “colui che è”, l’uomo al contrario, potrebbe definirsi “colui che non è”. Proprio questa mancanza, questo deficit di esistenza, risvegliando per reazione la sua tracotanza, lo incita alla mediocrità e alla ferocia.

Ibis

È quello più rappresentativo della visione catartica dell’autore. Ibis è una pantomima. L’Ibis, uccello trasmigratore dalla sua nascita, vola alla ricerca di temperature calde. Trascorre la sua vita in una continua lotta tra il cielo, le nuvole e il mare. L’Ibis scende con voli verticali sul livello dell’acqua, mangia pesci, ma il suo desiderio è lo spingersi sempre più in alto, volendo toccare il sole. Di solito, una volta raggiunto il calore massimo del sole, brucia e muore. Gian Carlo Riccardi rivive in quell’uccello che cerca di spiccare il volo, che libera le sue ali dalle catene colorate che lo imprigionano.